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"L’albero degli spaghetti" – "The Swiss Spaghetti Harvest", è un falso documentario ideato da Charles De Jaeger che l’emittente televisiva britannica BBC ha messo in onda il 1° aprile del 1957 nel programma di attualità Panorama per fare uno scherzo ai telespettatori.
Definito dalla CCN "il più grande scherzo che un organo d'informazione rispettabile abbia mai pensato", nel filmato (dal taglio spiccatamente divulgativo) viene mostrato come in Svizzera si raccolgano gli spaghetti fioriti dagli alberi nel proprio giardino di casa. Il documentario – che si può vedere interamente qui – riscosse un notevole successo e molti telespettarori chiamarono la BBC desiderosi di avere più informazioni a riguardo.
"The Swiss Spaghetti Harvest": l’ideazione e la realizzazione del falso documentario
Fu Charles De Jaeger, cineoperatore di origine austriaca che lavorava alla trasmissione Panorama, a proporre la realizzazione di questo progetto. De Jaeger si ispirò a una frase che il suo insegnante in Austria diceva a lui e ai suoi compagni, accusandoli di essere così stupidi che avrebbero creduto che gli spaghetti crescessero sugli alberi.
Il falso documentario è stato davvero girato in Svizzera, dove Charles si procurò 10 kg di spaghetti e li attaccò agli alberi dopo averli inumiditi con un panno: aveva provato ad appenderli cotti, ma si incollavano tra loro oppure scivolavano troppo. Poi vennero coinvolte delle ragazze locali con tanto di costumi tipici, e venne realizzato in girato. Al termine delle riprese, tutta la troupe festeggiò con una spaghettata.
Il contenuto del documentario fake
In pieno stile divulgativo, il filmato è condotto da una voce narrante fuori campo che racconta che la primavera, quell’anno, è arrivata a sorpresa ovunque, in Inghilterra così come in Svizzera, nel Canton Ticino, zona che confina con l’Italia. Sul lago di Lugano, infatti, la fioritura è già nel pieno, e con essa sono sbocciati anche gli alberi di spaghetti.
Ecco poi una sorridente famiglia svizzera che raccoglie gli spaghetti dagli alberi: le donne prendono gli spaghetti dai rami, li ripongono in un cestino, poi li stendono al sole per asciugarli. Ma non sempre – spiega la voce narrante – la raccolta è così rigogliosa: le gelate possono comprometterla e alterare anche il sapore dello spaghetto. Inoltre, in Svizzera la fioritura non è abbondante come in Italia dove, nella Pianura Padana, ci sono piantagioni "enormi". Non c’è inoltre da stupirsi se gli spaghetti sono tutti lunghi e spessi uguali: questo è il risultato di anni e anni di ricerca sul prodotto e cura della pianta da parte dei coltivatori, niente di più!
Il documentario si conclude con un bel pasto conviviale al ristorante e saluta gli spettatori dicendo:
“For those who love this dish, there's nothing like real, home-grown spaghetti!”
“Per gli amanti di questo piatto, non c'è niente di meglio degli spaghetti veri, coltivati in casa!”
La risposta del pubblico: il pesce d’aprile ha funzionato?
Occorre innanzitutto considerare che, in quegli anni, gli spaghetti in Inghilterra erano considerati un cibo “esotico”, e moltissime persone non avevano la minima idea che fosse un formato di pasta ottenuto semplicemente impastando acqua e farina. Generalmente si acquistavano nel classico formato precotto e conservato dentro la lattina, condito con sugo al pomodoro.
La pasta, in generale, era poco diffusa, e si sapeva ben poco sui processi di produzione. Un gran numero di spettatori pensò che il documentario raccontasse il vero, e moltissimi telefonarono alla BBC per chiedere informazioni su come avviare una coltivazione.
Gli operatori telefonici, con lo humor che contraddistingue gli inglesi, pare abbiano risposto:
“Place a spring of spaghetti in a tin of tomato sauce, and hope for the best!”
“Mettete una manciata di spaghetti in una lattina di sugo al pomodoro e sperate per il meglio!”
Lo scherzo piacque così tanto che, dieci anni dopo, un’emittente australiana replicò l’idea, e nel 2024 una città svizzera ha reso omaggio al pesce d’aprile annunciando che – come raccontato in questo articolo – la pianta, oramai considerata estinta, era rifiorita!